



La piccola piazza di fronte al teatro sembra idealmente divisa a metà. Nel centro, qualcuno ha legato dei fili di corda tra gli alberi disegnando un ideale quadrato al centro della piazzetta alberata, di fronte al Teatro Modena. Ai fili sono appese copie delle e.mail di solidarietà che i sostenitori dell’Archivolto hanno inviato nei giorni scorsi agli organizzatori.
Questa sera (mercoledì 20 maggio) presso il Teatro Modena di Sampierdarena, è nata l’Associazione “Viva Archivolto” che coinvolge quanti, fra dipendenti e semplici appassionati, vogliono preservare il teatro di Sampierdarena dal rischio di chiusura.

I recenti tagli operati dal governo alle sovvenzioni per i teatri, sono considerati, da quanto operano nel settore, come un colpo mortale inferto alle casse già esangui delle produzioni teatrali. A soffrirne saranno soprattutto i piccoli teatrali, che vedono seriamente compromessa la programmazione del prossimo anno. E’ il caso del Teatro dell’Archivolto, che nelle ultime settimane ha cercato di mobilitare quanti sono interessati a vari titolo a cercare di salvaguardare l’attività del Modena.
La neonata associazione ha come fine proprio quello di far da cassa di risonanza di questi problemi, cercando di coinvolgere i media, le istituzioni., ma anche la gente del quartiere.
E questo sembra essere il problema più spinoso.
Mentre sotto gli striscioni svolazzanti gli organizzatori corrono indaffarati, montando tavoli, distribuendo volantini, disponendo le statue giganti della Pimpa ai lati del teatro, l’altra parte della piazzetta sembra vivere il tutto con un’aria di tranquilla e annoiata sofferenza.
Un gruppo di anziani si gode il refrigerio della sera, alcuni ragazzini ridono e scherzano fra loro.
Pochi metri più avanti, un centinaio circa tra i convenuti, si accalcano intorno ai due tavoli dove è possibile dare il proprio contributo.
Sulla bacheca vicino l’ingresso c’è la copia della lettera aperta con cui alcuni intellettuali e uomini politici hanno manifestato la loro solidarietà all’Archivolto; si leggono i nomi dell’ex sindaco di Genova, Giuseppe Pericu, di Moni Ovadia, di Bruno Morchio, di Dori Ghezzi, di Franco Vazzoler, di Lella Costa e Fernanda Contri.
Arrivano i musicisti, con gli strumenti a fiato e si dispongono di fronte a teatro. Dopo poco iniziano a suonare qualcosa, la gente pare scuotersi, solo per un momento. Alcuni bimbi giocano felici, un paio di cinesi escono incuriositi dal loro negozio.
A pochi metri gli uni dagli altri due anime diverse dello stesso quartiere scivolano l’una sull’altro senza nemmeno sfiorarsi, senza neppure interessarsi l’una dell’altra.
Tre donne passano fendono l’indifferenza della gente con uno striscione. Due di loro hanno magliette bianche sulle quali hanno scritto con dello spray rosso, alcuni frasi di protesta. L’altra, più anziana, le accompagna fino all strada, le aiuta a sistemare lo striscione sulla catena di ferro che isola la piazza da via Buranello.
“Non spegnete questo faro”, c’è scritto con lo stesso spray delle magliette.
